In breve
- Il tasso pubblicizzato di un conto deposito è sempre lordo: tra il lordo e il netto ci sono la ritenuta del 26% sugli interessi e l'imposta di bollo sul conto.
- Sul conto deposito il bollo è dello 0,20% annuo sulla giacenza; sulla liquidità remunerata di un conto corrente è di 34,20 € l'anno, solo se la giacenza media supera 5.000 €.
- Una regola rapida: con il bollo dello 0,20%, il rendimento netto è circa tasso lordo × 0,74 − 0,20 punti. Al 3% lordo resta circa il 2%.
- Con una banca italiana o una banca estera che fa da sostituto d'imposta non devi dichiarare nulla; altrimenti interessi e imposta sul conto estero vanno in dichiarazione dei redditi.
- Il bollo si paga anche quando gli interessi sono bassi o azzerati: confronta sempre i conti sul rendimento netto.
Perché il tasso pubblicizzato non è quello che incassi
Le banche indicano il tasso dei conti deposito al lordo, cioè prima delle imposte. È una convenzione che permette di confrontare le offerte tra loro, ma che può trarre in inganno: il rendimento che ti resta dipende da due imposte decise dalla legge, non dalla banca, e da chi le applica.
La prima è la ritenuta sugli interessi, proporzionale a quanto guadagni. La seconda è l'imposta di bollo, proporzionale o fissa a seconda del tipo di conto, che si paga sulla giacenza indipendentemente dagli interessi. La combinazione delle due fa sì che il netto sia sempre più basso del lordo, e che il divario cresca, in proporzione, quando i tassi sono bassi. Se stai ancora scegliendo il tipo di conto, la guida su cos'è un conto deposito spiega le formule disponibili.
La ritenuta del 26% sugli interessi
Gli interessi di conti deposito e conti correnti sono redditi di capitale e scontano una ritenuta del 26%. Su 100 € di interessi lordi ne incassi 74.
Con una banca italiana, o con una banca estera che opera in Italia come sostituto d'imposta, la ritenuta è applicata direttamente a ogni accredito degli interessi, a titolo d'imposta: l'importo che vedi sul conto è già netto e non devi indicarlo nella dichiarazione dei redditi. Gli interessi non si sommano agli altri redditi e non cambiano l'aliquota IRPEF.
Alcune caratteristiche da conoscere:
- l'aliquota è la stessa per vincolati, svincolati e liquidità remunerata, e non dipende dalla somma o dalla durata;
- non ci sono soglie di esenzione: anche pochi euro di interessi scontano la ritenuta;
- le perdite non sono compensabili: gli interessi di un conto deposito non possono essere compensati con eventuali minusvalenze su investimenti.
L'imposta di bollo: 0,20% o 34,20 €
L'imposta di bollo è la voce che più spesso sorprende chi apre un conto deposito, perché cambia in base al tipo di conto su cui stanno i soldi.
Conto deposito. Si applica l'imposta di bollo sui prodotti finanziari, pari allo 0,20% annuo della giacenza. È calcolata in proporzione al periodo di rendicontazione: su un vincolo di sei mesi paghi lo 0,10% della somma. Per le persone fisiche non ci sono soglie di esenzione né tetti massimi; per i soggetti diversi dalle persone fisiche la legge prevede un tetto annuo.
Conto corrente con liquidità remunerata. Si applica l'imposta di bollo dei conti correnti: 34,20 € l'anno per le persone fisiche, dovuta solo se la giacenza media annua supera 5.000 €. È un importo fisso: lo stesso con 6.000 € o con 60.000 €. È il caso della liquidità remunerata di Trade Republic e di BBVA, che sta su un conto con IBAN italiano. Tutti i dettagli sul bollo dei conti correnti, compreso il calcolo della giacenza media, sono nella guida all'imposta di bollo su carte e conti.
Alcune banche offrono il bollo a proprio carico come promozione, per un periodo o per sempre. È una differenza concreta, che va considerata quando confronti due offerte con tassi simili.
Dal lordo al netto: gli esempi
Gli esempi seguenti usano numeri tondi, solo per l'ordine di grandezza: 10.000 € tenuti per un anno su un conto deposito, con ritenuta del 26% e bollo dello 0,20% (20 €) a carico del cliente.
| Tasso lordo | Interessi lordi | Dopo la ritenuta del 26% | Dopo il bollo (20 €) | Rendimento netto |
|---|---|---|---|---|
| 1% | 100 € | 74 € | 54 € | 0,54% |
| 2% | 200 € | 148 € | 128 € | 1,28% |
| 3% | 300 € | 222 € | 202 € | 2,02% |
| 4% | 400 € | 296 € | 276 € | 2,76% |
La tabella mostra la regola rapida: con il bollo dello 0,20%, il rendimento netto è circa il tasso lordo moltiplicato per 0,74, meno 0,20 punti percentuali. Ne deriva anche la soglia sotto cui il conto deposito rende meno di zero: con un tasso lordo inferiore a circa lo 0,27% il bollo supera gli interessi netti.
Si nota anche che il bollo pesa di più quando i tassi sono bassi: all'1% lordo si mangia più di un quarto degli interessi netti, al 4% meno di un decimo. È il motivo per cui, nei periodi di tassi bassi, un'offerta con il bollo a carico della banca può valere più di qualche decimale di tasso in più.
Liquidità remunerata su conto corrente
Con la liquidità remunerata su conto corrente il calcolo cambia, perché il bollo è fisso. Lo stesso esempio, 10.000 € per un anno al 2,5% lordo: 250 € di interessi, 185 € dopo la ritenuta, circa 151 € dopo i 34,20 € di bollo, cioè un rendimento netto intorno all'1,5%. Se invece la giacenza media resta entro 5.000 €, il bollo non è dovuto e il netto coincide con gli interessi dopo la ritenuta.
Quale bollo conviene: la soglia dei 17.100 €
Poiché un bollo è proporzionale e l'altro fisso, esiste una giacenza in cui si equivalgono: lo 0,20% di 17.100 € è esattamente 34,20 €. Ne derivano tre fasce, a parità di tasso.
- Giacenza media fino a 5.000 €: sul conto corrente il bollo non si paga, mentre sul conto deposito paghi comunque lo 0,20%. Vince il conto corrente.
- Tra 5.000 € e 17.100 €: il conto corrente paga 34,20 €, il conto deposito meno. Vince il conto deposito, ma per pochi euro.
- Oltre 17.100 €: il conto deposito paga più di 34,20 €, e la differenza cresce con la somma. Su 50.000 € sono 100 € contro 34,20 €.
È un confronto da fare a parità di tasso, cosa che nella realtà avviene di rado: un vincolato a tasso fisso più alto può compensare ampiamente il bollo più caro. Ma sulle somme importanti tenute a lungo la differenza tra le due imposte è un elemento da mettere nel conto.
Banche estere: chi paga le tasse
Molti conti deposito e conti remunerati sono offerti da banche con sede in un altro Paese dell'Unione europea. Dal punto di vista fiscale conta una sola domanda: la banca fa da sostituto d'imposta in Italia?
Sì, la banca fa da sostituto d'imposta. Succede quando opera tramite una succursale italiana o un rappresentante fiscale: applica la ritenuta del 26% e l'imposta di bollo come una banca italiana, e tu non devi dichiarare nulla. Nel nostro confronto è il caso di Trade Republic, di BBVA e, per chi sceglie il regime amministrato dal 2026, di Scalable Capital.
No, la banca non fa da sostituto d'imposta. Gli interessi ti vengono accreditati al lordo delle imposte italiane e l'adempimento passa a te. Nella dichiarazione dei redditi devi:
- indicare gli interessi e versare l'imposta sostitutiva del 26%, di norma nel quadro RM del modello Redditi;
- compilare il quadro RW per il monitoraggio fiscale delle attività detenute all'estero;
- versare l'IVAFE, l'imposta sul valore delle attività finanziarie all'estero, che prende il posto del bollo: per i conti correnti e i libretti di risparmio è un importo fisso pari a quello del bollo italiano, con la stessa soglia dei 5.000 €; per gli altri rapporti, come in genere i depositi vincolati, è proporzionale, dello 0,20%.
Per sapere come opera il tuo conto, guarda la sezione fiscale del foglio informativo o cerca nel sito della banca le parole «sostituto d'imposta» o «regime amministrato». Su come funzionano le banche estere in Italia e su chi tutela i depositi rimandiamo alla guida su banche online e tutela dei depositi.
Come confrontare i conti sul netto
Mettendo insieme quanto visto, il confronto tra due conti si fa in quattro passaggi.
- Parti dal tasso lordo effettivo, cioè quello che si applica alla tua somma per tutto il periodo: se c'è una promozione a tempo o fino a una soglia, calcola la media ponderata con il tasso ordinario.
- Togli il 26% degli interessi lordi.
- Togli il bollo: 0,20% della giacenza per il conto deposito, 34,20 € per il conto corrente se la giacenza media supera 5.000 €, nulla se la banca lo offre.
- Considera gli adempimenti: con una banca estera senza sostituto d'imposta mettici anche il tempo, o il costo, della dichiarazione.
Il risultato è il numero da confrontare. Per scegliere tra vincolato e svincolato, prima ancora del netto, conta però quando ti serviranno i soldi: ne parliamo nella guida su conto deposito vincolato o svincolato.
Conclusione
Il tasso di un conto deposito racconta solo metà della storia. La ritenuta del 26% riduce sempre gli interessi di un quarto; l'imposta di bollo, dello 0,20% sui conti deposito o di 34,20 € sui conti correnti oltre i 5.000 € di giacenza media, pesa tanto di più quanto più il tasso è basso. Con una banca che fa da sostituto d'imposta tutto avviene alla fonte; con una banca estera che non lo fa, interessi, quadro RW e IVAFE passano nella tua dichiarazione dei redditi. Confronta le offerte sul rendimento netto, non sul lordo, e verifica nel foglio informativo chi paga il bollo e chi applica le imposte. Il nostro confronto dei conti deposito indica per ogni offerta se la banca è sostituto d'imposta in Italia.