In breve
- Il cashback restituisce una percentuale di ogni pagamento in denaro; il saveback la investe in azioni o ETF; i punti si convertono in premi con un valore che decidi poco tu.
- Chi paga il ritorno è l'emittente, con i ricavi delle commissioni pagate dai negozianti e, soprattutto, del canone del piano: per questo il cashback più generoso è spesso nei piani a pagamento.
- Il valore reale si calcola in euro sulle tue spese: l'1% su 500 € al mese vale 60 € l'anno, prima di sottrarre il canone.
- Nel confronto CartaSmart offrono forme di ritorno Trade Republic (saveback fino all'1%), Revolut nei piani a pagamento, TF Bank con TF Privilege, Finom e Vivid Money sui conti business.
- Le trappole sono le categorie escluse, i massimali, le condizioni di attivazione e la spesa indotta: un cashback non è mai un motivo per spendere di più.
Che cos'è il cashback e chi lo paga
Il cashback è la restituzione di una percentuale dell'importo pagato con la carta, accreditata sul conto o sul saldo della carta dopo l'acquisto. La domanda utile non è cosa sia, ma chi lo paga. Un emittente che ti restituisce l'1% di ogni acquisto deve coprire quel costo, e lo fa con tre fonti:
- La commissione interbancaria che il negoziante paga su ogni transazione con carta, una parte della quale va all'emittente. Nell'Unione Europea è limitata dalla normativa sulle commissioni interbancarie, quindi da sola non basta a finanziare un cashback significativo.
- Il canone del piano. È la fonte principale per le fintech: Revolut e bunq riservano il cashback ai piani a pagamento, e in quel caso il ritorno è in parte una restituzione di ciò che hai pagato in abbonamento.
- Gli accordi con i partner. Nei programmi come TF Privilege di TF Bank, il cashback su un acquisto presso un negozio partner è finanziato in parte dal partner stesso, che lo usa come strumento di marketing.
Capire la fonte serve a valutare la stabilità dell'offerta: un cashback finanziato dal canone resta finché paghi il piano; uno finanziato dai partner cambia con l'elenco dei partner e le percentuali, come TF Bank stesso precisa nelle proprie condizioni.
Cashback, saveback e punti: le tre famiglie a confronto
Cashback, saveback e punti sono tre modi diversi di restituire valore sulla spesa, e differiscono per forma del ritorno, liquidità e rischio. La tabella li mette a confronto sui criteri che contano per chi deve scegliere.
| Criterio | Cashback | Saveback | Punti o miglia |
|---|---|---|---|
| Forma del ritorno | Denaro accreditato sul conto o sulla carta | Importo investito in azioni o ETF scelti dal titolare | Punti da convertire in premi, buoni o voli |
| Valore per euro speso | Percentuale fissa, nota in anticipo | Percentuale fissa all'accredito, valore futuro variabile | Dipende dal catalogo e dal tasso di conversione |
| Liquidità | Immediata o a fine mese | Vincolata all'investimento finché non vendi | Solo tramite riscatto, spesso con soglie minime |
| Rischio | Nessuno sull'importo accreditato | Rischio di mercato sull'investimento | Svalutazione dei punti, scadenze, cambi di catalogo |
| Esempio nel confronto CartaSmart | Revolut (piani a pagamento), Finom e Vivid Money (business), TF Privilege | Trade Republic, fino all'1% | Programmi fedeltà di alcune carte bancarie e aeree |
| A chi conviene | A chi vuole un ritorno certo e semplice | A chi vuole investire piccole somme in automatico | A chi vola spesso o usa già un programma fedeltà |
Il cashback è la forma più trasparente: sai quanto ricevi e quando. Il saveback, la formula di Trade Republic, è un cashback che invece di tornare sul conto compra frazioni di azioni o ETF nel piano di accumulo che hai scelto: il valore iniziale è lo stesso, ma da lì in poi segue il mercato, e va trattato come un investimento con i suoi rischi, come spieghiamo nella guida al saveback di Trade Republic. I punti sono la forma meno leggibile: il valore dipende dal catalogo dei premi, che l'emittente può cambiare, e da soglie di riscatto che spesso non raggiungi.
Le condizioni che decidono quanto vale davvero
Il valore di un cashback dipende più dalle condizioni che dalla percentuale, e le condizioni sono quasi sempre quattro. Prima di lasciarti convincere da un «fino all'1%» o da un «2% sugli acquisti», cerca queste righe nel regolamento del programma.
- Percentuale e «fino a». Un cashback «fino all'1%» significa che l'1% è il massimo: la percentuale effettiva può dipendere dal piano, dal tipo di esercente o da altre condizioni. Cerca la percentuale che si applica al tuo caso.
- Massimale mensile o annuale. Molti programmi limitano il ritorno a un importo massimo per mese: oltre quella soglia la spesa non rende nulla. Un massimale basso rende irrilevante la percentuale per chi spende molto.
- Categorie escluse. Prelievi di contante, ricariche, trasferimenti, pagamenti di tasse e utenze, acquisti di strumenti finanziari sono esclusi quasi ovunque; in alcuni programmi lo sono anche carburante o supermercati. Se le tue spese principali sono in categorie escluse, il cashback vale poco.
- Condizioni di attivazione e permanenza. Piano a pagamento, spesa minima mensile, accredito dello stipendio, numero minimo di transazioni: sono requisiti che possono azzerare il ritorno in un mese qualsiasi.
A queste si aggiunge la modalità di accredito: per transazione, a fine mese o solo al raggiungimento di una soglia minima. Più l'accredito è lontano e condizionato, meno vale.
Quanto vale in euro: un calcolo su spese realistiche
Il valore in euro di un cashback si ottiene moltiplicando la spesa ammessa per la percentuale e sottraendo il canone del piano; il risultato è spesso più piccolo di quanto la percentuale lasci immaginare. Vediamo un calcolo con numeri realistici per una persona in Italia.
Supponiamo 500 € al mese di spesa con la carta in categorie ammesse (spesa alimentare, ristoranti, abbigliamento, viaggi): sono 6.000 € l'anno.
- Con l'1% senza canone (il caso del saveback Trade Republic, che è una carta di debito a canone 0 €): 60 € l'anno, sotto forma di investimento in azioni o ETF.
- Con l'1% su un piano a pagamento: 60 € l'anno meno il canone del piano. Se il canone mensile supera i 5 €, il cashback da solo non lo ripaga, e il piano va giustificato con gli altri servizi inclusi (assicurazioni, limiti più alti, cambio).
- Con un massimale di 10 € al mese: il ritorno massimo è 120 € l'anno a prescindere dalla spesa, quindi spendere oltre 1.000 € al mese non aggiunge nulla.
- Con 1.500 € al mese di spesa e nessun massimale: 180 € l'anno all'1%, una cifra che comincia a giustificare un piano a pagamento, se il canone resta sotto quella soglia.
La conclusione è che il cashback conta davvero solo per chi concentra volumi elevati di spesa sulla carta e sceglie un programma senza massimali stringenti. Per la maggior parte delle persone, che spende poche centinaia di euro al mese con la carta, il ritorno annuo è nell'ordine di qualche decina di euro: piacevole, ma non un criterio di scelta più importante di canone, cambio valuta e commissioni di prelievo. Il metodo per confrontare canoni mensili e annuali è nella guida su canone mensile o annuale di conti e carte.
Gli esempi del confronto CartaSmart
Tra i prodotti confrontati su CartaSmart, cinque prevedono una forma di ritorno sulla spesa, con formule diverse che vale la pena distinguere.
Trade Republic: saveback fino all'1%
La carta di debito di Trade Republic, a canone 0 €, prevede il saveback: fino all'1% di ogni pagamento viene investito automaticamente nel piano di accumulo in azioni o ETF scelto dal titolare. È l'unico caso nel confronto in cui il ritorno è disponibile su una carta senza canone e senza piano a pagamento, con la contropartita che il valore ricevuto è un investimento soggetto alle oscillazioni di mercato. Le condizioni di attivazione e i limiti sono descritti dal provider e vanno verificati sul sito ufficiale. Il confronto diretto con Revolut è nell'articolo Trade Republic contro Revolut.
Revolut: cashback nei piani a pagamento
Revolut riserva il cashback sugli acquisti ai piani a pagamento (Plus, Premium, Metal e Ultra), insieme ad assicurazioni di viaggio, lounge e limiti più alti su prelievi e cambio. Sul piano Standard gratuito non è previsto. Il calcolo del valore netto passa quindi dal canone mensile del piano, che va confrontato con il ritorno atteso sulla tua spesa: ne parliamo nella recensione Revolut.
TF Bank: il programma TF Privilege
I titolari della TF Mastercard Gold di TF Bank, carta di credito a canone 0 €, accedono a TF Privilege, un programma di cashback e offerte dedicate presso partner aderenti. È un modello diverso dal cashback generalizzato: il ritorno si ottiene sugli acquisti presso i partner, e TF Bank precisa che l'elenco dei partner e le percentuali cambiano nel tempo. Va considerato un vantaggio accessorio di una carta scelta per altre ragioni (canone zero, cambio valuta senza commissioni, fino a 55 giorni senza interessi), non il motivo per richiederla; i dettagli sono nella recensione TF Bank.
Finom e Vivid Money: cashback sui conti business
Sul fronte dei conti business, Finom prevede cashback sulle spese effettuate con la carta business e Vivid Money cashback su ogni pagamento con le carte del conto, entrambi con un piano gratuito disponibile. Per una partita IVA o una piccola azienda che concentra le spese sulle carte del conto, il ritorno può essere più significativo che per un privato, perché i volumi sono più alti. Le percentuali dipendono dal piano e dalle condizioni del provider; il confronto completo è nella sezione conti business e, per Finom, nell'articolo Finom contro Qonto.
Le trappole: canone, categorie escluse, massimali, spesa indotta
Le trappole del cashback sono quattro e hanno in comune un effetto: far sembrare il ritorno più grande del costo che lo accompagna.
- Il canone che mangia il ritorno. Un piano a pagamento con cashback può restituirti meno di quanto ti costa. Se scegli il piano solo per il cashback, fai il calcolo in euro sulle tue spese reali prima di attivarlo; se lo scegli per altri servizi, considera il cashback un extra.
- Le categorie escluse. Il regolamento del programma elenca cosa non rende: prelievi, ricariche, utenze, tasse, spesso carburante. Se le tue spese principali sono lì, la percentuale pubblicizzata non ti riguarda.
- I massimali e le soglie. Un tetto mensale basso limita il ritorno; una soglia minima di riscatto lo rinvia. In entrambi i casi il valore effettivo è inferiore a percentuale × spesa.
- La spesa indotta. È la trappola più costosa: comprare qualcosa «perché tanto c'è il cashback» significa spendere 100 € per riceverne 1. Il cashback ha senso solo sulle spese che avresti fatto comunque; qualsiasi acquisto in più annulla il vantaggio cento volte.
Una quinta trappola riguarda il saveback: il valore ricevuto in strumenti finanziari può scendere, e va trattato come un piano di accumulo vero, con i suoi rischi.
Cashback business: volumi più alti, stesse regole
Il cashback sui conti business segue la stessa logica di quello privato, ma con volumi di spesa più alti e una domanda in più sul trattamento contabile. Per una piccola azienda che paga fornitori, software, viaggi e pubblicità con le carte del conto, anche una percentuale contenuta può tradursi in centinaia di euro l'anno; per questo i conti business con cashback come Finom e Vivid Money lo mettono in evidenza.
Le verifiche da fare sono le stesse: percentuale effettiva per il tuo piano, massimali, categorie escluse (i bonifici ai fornitori, che sono spesso la spesa maggiore, non rientrano nel cashback perché non passano dalla carta), condizioni di permanenza. Si aggiunge il tema della registrazione contabile del cashback ricevuto, su cui la scelta corretta dipende dalla forma dell'attività e dal regime fiscale: è una domanda per il commercialista, non per un comparatore. La guida su come scegliere il conto business per la partita IVA mette il cashback al posto giusto tra i criteri di scelta, dopo IBAN, costi e fatturazione.
Come valutare un'offerta di cashback in cinque domande
Valutare un'offerta di cashback richiede cinque domande, in ordine: se una risposta è negativa, le successive contano poco.
- Quanto spendo con la carta in categorie ammesse, ogni mese? È la base del calcolo; senza questo numero ogni percentuale è astratta.
- Qual è la percentuale effettiva per il mio piano e il mio tipo di spesa? Non il «fino a», ma quella che si applica a me.
- C'è un massimale, e lo raggiungerei? Se sì, il ritorno annuo è il massimale per dodici, non la percentuale per la spesa.
- Quanto costa il piano che dà accesso al cashback? Sottrai il canone annuo dal ritorno lordo: se il netto è negativo, il cashback non è un motivo per scegliere quel piano.
- Il ritorno è in denaro, in investimenti o in punti? In denaro il valore è certo; in investimenti segue il mercato; in punti dipende dal catalogo.
Se dopo queste domande il cashback resta positivo e significativo, è un buon criterio aggiuntivo; se resta sotto qualche decina di euro l'anno, scegli la carta per il canone, il cambio valuta e le commissioni, come facciamo nel confronto delle carte, e considera il cashback un piccolo bonus.
Conclusione
Il cashback funziona in modo semplice, restituisce una percentuale di ciò che spendi, ma il suo valore reale dipende da condizioni che la pubblicità non mostra: canone del piano, massimali, categorie escluse e forma del ritorno. Su spese realistiche di qualche centinaio di euro al mese, l'1% vale poche decine di euro l'anno; diventa interessante solo con volumi alti, senza massimali e senza un canone che lo assorba. Nel confronto CartaSmart le formule sono diverse per costruzione: il saveback di Trade Republic su una carta senza canone, il cashback di Revolut e bunq nei piani a pagamento, TF Privilege come programma partner per i titolari della TF Mastercard Gold, il cashback business di Finom e Vivid Money. In tutti i casi vale la stessa regola: il cashback è una buona ragione per usare una carta che hai già scelto per altri motivi, mai una ragione per spendere di più.
Gli anticipi di contante non maturano cashback: perché costano tanto e come evitarli è spiegato nella guida sull'anticipo contante con la carta di credito.